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Mario Donizetti
"I Vizi Capitali - Dialogo Teatrale"
Mario Donizetti 

IRA

I Voce (Dotto)  - Ira sublime, con te tutto mi appare come un nulla.

Quando nell'indignazione l'ira mi afferra tutto cade davanti a me. Ogni interesse svanisce. Si eleva sopra tutte le cose l'imperativo della giustizia.

Giustizia! Giustizia esigo al prezzo della mia vita che mi appare in quel momento un piccolo strumento, una presenza ingombrante.

Rinunziassi all'ira rinunzierei alla mia dignità.

II Voce (Satiro) - Ma se l'ira è la tua dignità, sei indegno del perdono e gli altri allora dovrebbero solo bastonarti.

L'ira ti impedisce la giusta indignazione e ti oscura la vista.

Chi può dire quando l'ira ti giustifica. Forse quando parsimonia giustifica avarizia.

I Voce - E all'ora l'ira non è mai giusta anche se è giusto che l'ira mi afferri nell'indignazione.

II Voce - L'indignazione lascia il tempo al perdono. L'ira è solo infernale.

I Voce - Ma senza ira chi può fare giustizia? Forse una macchina. Forse un computer.

II Voce - Quando giustizia sia fatta può essere per gli altri compiuto un delitto. Anche se è un delitto al computer.

Giustizia può per altri essere arbitrio.

I Voce - Nessuno è giusto a tale punto che l'ira sia giusta, ma senza giudice il delitto si nutre e prospera nell'indifferenza.

Certo l'ira da me passa e, dagli altri raccolta, è contro me ritorta come vendetta.

Se ciò che è giusto per me è per altri ingiusto, l'ira degli altri è contro me giusta.

Così ira contro ira sancisce il suo trionfo anche se è nutrita dalla riflessione.

II Voce - Vuoi dire, covata dalla vendetta.

I Voce - Potrebbe mai l'irato ergersi a giustiziere se non avesse già patito ingiustizia?

L'ira è strumento di esecuzione inderogabile di una sentenza contro il delitto. L'ira si alimenta nella sopportazione, nella vittima si nasconde, nel pacifico si rinfranca, nel paziente si precisa. Si perfeziona nel coraggio.

La giustizia dell'ira è un'opera d'arte: è determinata dall'impulso ma scientifica nello scopo.

L'ira è il risultato di un processo dove l'accusa e la difesa del malfattore sono pari. Ma quando sentenza sia data, l'ira trascina il giudice all'esecuzione sommaria perché la sua natura è rapida.

II Voce - Ma nell'esecuzione della condanna l'ira degrada la condanna.

Diventa isterica, confusa, a volte comatosa. Può anche essere mortale quando sia vera, viscerale ira diabolica.

I Voce - Il giudice non è certo adeguato all'esecuzione della sentenza. La legge condanna l'ira non la sentenza e tanto meno il processo al malfattore. Condanna il modo dell'esecuzione della sentenza.

Condanna il giudice giustiziere che, come giustiziere, cade in difetto per ira e viene processato dal suo giustiziato.

Così l'ira non ha connotato sia quella del giustiziere che del giustiziato. L'Ira produce solamente lite viscerale e sia il giustiziere che il giustiziato invocano Dio come sostegno.

II Voce - Mentre è il demonio il loro assistente.

Nell'ira il volto di un cane diventa muso d'uomo. Voglio dire che nell'ira il cane e l'uomo sono gemelli. Nell'ira la bestia umana è veramente una bestia al punto che una bestia può essere umana.

L'occhio sporgente dall'orbita sembra vedere a trecentosessanta gradi ma non vede niente perché, come si dice infatti, l'occhio dell'ira è cieco. E questo si dice perché si sa.

L'irato ha un aspetto che a prima vista incute rispetto perché si presume abbia subito un torto. Ma quell'occhio bovino e vitreo spinge alla commiserazione.

Le vene del collo gonfie, il calore che gli avvampa il cranio gli raffredda i piedi. Si solleva da terra. Sembra schizzare in cielo ma ricasca e come una molla riprende quota.

Ecco: non sta né in cielo né in terra.

Sembra un dio ma è un povero diavolo.

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