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Mario Donizetti
"I Vizi Capitali - Dialogo Teatrale"
Mario Donizetti 

ACCIDIA

I Voce (Dotto)  - Forse l'accidia potrebbe moderare l'ardore e salvarci dall'ira ma l'accidia è il peggiore dei vizi e, al contrario degli altri vizi, vive di assenza di vizi. Vive di morte costante e attuale. E allora come potrebbe un cosiffatto vizio moderarne un altro se tanto è passivo.

Se si potesse moderare un vizio con un altro vizio quello non sarebbe un vizio.

II Voce (Satiro) - Moderazione può rendere virtuoso anche un vizioso. Chi è invece viscerale nel vizio è anche viscerale nel giudizio. Straripa sempre. Ve lo immaginate l'accidioso viscerale? Quale giudizio darà sulla fatica degli altri! E questo mi pare curioso: che giudizio darà su quelli che hanno vizi? Resterà incomprensibile per un accidioso che un altro sia lussurioso o avaro o iroso o invidioso, goloso o superbo.

Nessun vizio lo sfiora perché l'accidioso è al di sotto di ogni vizio. Per l'accidia non c'è nulla d'altro, vive per sé e non produce per sé danno ma solo per gli altri.

L'accidia non solo non conosce il perché di un altro qualsiasi vizio ma anche di ogni virtù. Così senza conoscenza l'accidioso è anche e naturalmente ignorante.

I Voce - L'accidia è il peggiore dei vizi perché la sua natura è l'essere senza natura: è spregevole a tal punto d'essere nulla e madre del nulla.

II Voce - Quando accidia piglia, tutto molla.

Ogni sguardo accidioso ha la stessa durata. L'accidioso guarda l'amico così come guarda il nemico, alla stessa maniera. Amore e odio sono abitudini, non sentimenti.

Se non gli fai un pranzo non mangia, se glielo fai non mangia.

Se lo incontri per mezz'ora è tuo, se non lo incontri per mezz'ora è degli altri che lo incontrano per mezz'ora.

Non è ladro né bugiardo, ma vive di furto e impostura. Come gli riesca il trucco ve lo dico subito. Non parla: con modestia sussurra quello che potrebbe essere vero. E quindi è creduto e mostrando la sua indigenza dignitosamente sollecita il soccorso straordinario degli altri e così non ruba direttamente. Voi direte che è furbissimo: sì e no. Perché le sue false verità sono subito smascherate e poco gliene importa, perché aveva pur detto quello che poteva essere vero, ma soprattutto avendo liberamente detto il falso mostra di aver voluto dire il vero solo senza il preventivo controllo che quel vero potesse essere falso.

L'accidioso non ha interessi ma fa in modo che tutti gli diano disinteressatamente per imitarlo nobilmente.

Nulla dà ed è una spugna che tutto trattiene e niente gli giova. Senza fatica apprende una lezione morale e la incassa senza fatica. Poi la vende come sua, ma non gli frutta elogi. Anzi tutti si meravigliano che dalla sua bocca esca qualcosa che non sia quel sibilo tutto sussurrato. Parla chiaro una volta tanto quando insulta. Ma lo fa con tono dottorale, disinteressatamente, ecco per il bene dell'insultato. Fin che dura dura poi prende uno schiaffo e ammette che se lo meritava, rinnovando negli altri la stima che aveva perduto.

E avanti, che il tempo è infinito e non c'è la resa dei conti.

I Voce - Da questo punto di vista l'accidioso ha un merito: quello d'aver capito che tutto passa e passando è come se, rispetto all'eternità quel che è passato non sia mai esistito. L'esistenza è tempo finito, l'accidia infinito, e l'infinito si sa: è tutto, mentre l'esistenza è un sogno, forse è nulla.

II Voce - Non raccontare balle hegeliane: l'accidioso dorme e non sogna. Quando si stanca di dormire si vivacizza e nel risveglio gli viene voglia di non dormire cioè gli vien voglia di stancarsi.

Ma essendo questa voglia di stancarsi un togliersi dall'accidia questa voglia gli passa subito e gli vien voglia di non stancarsi, a quel punto si stanca per la fatica di aver avuto voglia di non stancarsi e allora gli è necessario il sonno. Ma l'idea del riposo lo stanca e subitamente da dove era partito si ritrova. Nuovamente riparte e il traguardo è la stessa partenza.

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