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Mario Donizetti
estratto circa "Dipinti e Disegni"
Silvana Milesi 

Discesi dallo studio di Donizetti in Città alta, alla Galleria Arsmedia, nel cuore artistico di Bergamo, tra la Carrara e la Galleria d'Arte Moderna, questi disegni dicono la bellezza delle carte segrete, che a centinaia di fogli il pittore conserva con incomparabile cura, forse per la fragilità insita nella carta e nella matita, sebbene sia una fragilità apparente, capace di resistere al passare dei secoli.

Basta uno sguardo a questi disegni e subito si rivela l'arte e la filosofia di Donizetti. "Essi esprimono l'Essere, lo Spirito, essi esprimono la Vita" - ha scritto Jean-Louis Ferrier - Nel disegno vi è un "disegno"... Un "disegno", uno scopo, una finalità.

E la finalità talvolta è anche il quadro di cui sono studi ripetuti, traccia dello svolgersi di un'idea.

Per restare alla mostra, si guardi per esempio un primo disegno (1950) della drammaticissima Crocifissione (1951) in copertina del catalogo. Il corpo di Gesù è raffigurato quasi orizzontalmente, come appena disteso sulla croce. I soldati non l'hanno ancora crocifisso con i chiodi e nemmeno legato come nel quadro finito. La gamba destra è più fortemente piegata, la croce non ancora innalzata in tutta l'ardita e inconsueta prospettiva del quadro, in tutta la sua umanissima drammaticità. Gli occhi di Gesù ancora ci guardano. Nel dipinto, invece, sono chiusi nel buio della morte, anzi nel buio angosciante della discesa agli Inferi, che lo scorcio - arditissimo - sul fondo blu-nero accentua. Quel Cristo è l'umanità stessa sofferente, è l'uomo inchiodato e legato alla croce delle ingiustizie e della povertà estrema, è l'uomo solo senza nemmeno la pietà di una madre, di un fratello, di una "pia donna". Sembra un Cristo cui è negata la Risurrezione. Ma "il terzo giorno...".

Verrà anche per l'uomo crocifisso "il terzo giorno". In fondo è questa la grande promessa delle Beatitudini.

Terribile e desolata è la solitudine anche nell'altro Crocifisso in mostra, dipinto nel 1959.
La tavolozza si è schiarita e con essa il fondo.
Ma nella luce chiara e livida, gli alberi non sono che sterili pali neri, patiboli per nuove crocifissioni.

Con queste due Crocifissioni dipinte, è in mostra il cartone del Crocifisso (1969) del Museo Tesoro della Basilica di San Pietro in Vaticano.
Mai crocifisso è stato più drammatico, mai più umiliato, mai così spogliato e schernito, mai così inerme e, allo stesso tempo, grande ed epico. Colori di tenebra, ferrosi e caliginosi, sono in agonia con il Cristo. Il motivo della condanna non sta scritto alla sommità della croce, ma vergognosamente appeso al collo di Gesù. Il suo corpo, con forte angolazione delle gambe, è seduto su un asse che sporge dalla stessa croce, oscura e immensa.
L'ultimo sguardo dell'agonia è per la cieca crudeltà dell'uomo-folla, dell'uomo-singolo, dell'uomo-potere.
"Padre, perdona loro perché, non sanno quello che fanno".

Assistiamo a qualcosa di terribile e di maestoso che ci coinvolge e ci fa soffrire.

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