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Mario Donizetti
presentazione "I Vizi Capitali"
Silvana Milesi
 

Elsa Klensch, in un lungo documentario della "CNN International" di New York ha detto di Mario Donizetti: "La qualità senza tempo dei suoi dipinti lo ha reso famoso in tutto il mondo". Una qualità derivata dal suo essere uomo antico e moderno, artista del suo tempo che guarda al futuro sulle giganti spalle del passato. Un passato studiato sui testi di Tommaso, Cartesio, Kant, Hegel, degli antichi greci, Aristotele, Parmenide, Platone, il venerato Platone, il più importante pensatore di tutti i tempi.

Donizetti dipinge, studia e scrive. Pensiero e pittura. Un trattato di estetica, "Perché figurativo", nel quale addita anche le gravi conseguenze di un'arte che esclude la forma.

Donizetti si confronta con i contraddittori e complessi problemi dell'arte moderna. Con caparbietà d'ordine morale, combatte l'informalismo di avanguardie che divengono ben presto retroguardie poiché percorrono strade senza sbocco. La distruzione del passato porta al silenzio. Parallelo è l'impegno per la tutela del patrimonio artistico da conservare e restaurare con rispetto, competenza tecnica e cautela.

Confronto con gli uomini del proprio tempo mai disgiunto dalla ricerca della verità approfondita in pittura: nei ritratti, nello straordinario "Crocifisso" ora conservato nel Museo del Tesoro del Vaticano, o nei "Vizi capitali" in questo volume riprodotti, tanto affascinanti nella loro bellezza, quanto densi di significato, di inquietudine, delle contraddizioni del nostro tempo e, insieme, di un senso sospeso d'eterno.

Sette quadri inediti, di grande formato (cm. 210x150). Si dispiegano di pagina in pagina accuratamente riprodotti, prima in intero poi nei dettagli più belli e nei disegni preparatori, i bellissimi disegni di Donizetti. La successione rispetta l'ordine con il quale Dante, grande maestro di realismo, dispose i sette Vizi nelle cornici del Purgatorio. Prima i Vizi derivanti da un amore falso diretto al male e rivolto contro gli altri: Superbia, Ira, Invidia; poi l'Accidia, l'amore tiepido, la pigrizia del cuore; infine Avarizia, Gola, Lussuria, i vizi dell'amore smodato, delle brame e passioni terrene. Terzine della Divina Commedia introducono ciascun "Vizio", controcanto di altissima poesia a sottolinearne l'alto impegno estetico ed etico.

Riproporre il tema biblico e dantesco dei Vizi capitali in questa "selva oscura" di fine millennio, diviene così un implicito richiamo alla riflessione, un invito ad intraprendere metaforicamente la salita della montagna dove ad ogni balzo si cancella dalla fronte una delle sette "P". Nessuno si scoraggi se "al cominciar di sotto è grave", poiché "più va su, e men fa male".

Inedito è anche il dialogo teatrale fra il Saggio e il Satiro. Con ironia e serrate argomentazioni denuda l'ipocrisia, mentre di continuo sposta la linea di demarcazione fra quel che si crede vizio e quel che si crede virtù.

La traduzione dei testi, infine, è stata il necessario completamento del catalogo, sia per l'importanza dei dipinti e dell'artista (basti ricordare i ritratti in copertina di "Time"), sia per una miglior comprensione della nostra arte in Europa e nel mondo.

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