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Mario Donizetti
"Mario Donizetti: arte e scienza"
Vittorino Andreoli 

Nel 1995, ad Aquileia, al Museo Civico del Patriarcato, Mario Donizetti espose il primo dei quadri del suo ciclo sui "Vizi capitali", quello raffigurante l'Invidia.

Due donne, una bellissima e serena, l'altra che la spia con una espressione dura, delusa e piena di rancore.

Di quel dipinto mi colpirono: la bellezza del volto della donna invidiata (un profilo che poi, incontrando Donizetti, scoprii essere il ritratto di Costanza, sua moglie) e la tragica stoltezza della donna che invidia: come tanta gente guarda solo a ciò che un altro possiede, e lo rincorre, per scoprire, quando lo raggiunge, che subito c'è un'altra cosa da invidiare.

Quell'estate ero in Friuli, per presentare un mio libro.

Gli argomenti della conferenza toccarono i problemi delle recenti scoperte sul funzionamento del cervello e furono apprezzati da Donizetti tanto da fargli scaturire la necessità di un approfondimento scientifico. Poco dopo, con mia moglie Laura, raggiunsi i Donizetti a Bergamo, in quella loro straordinaria casa in Città Alta, e passai ore intensissime a soddisfare la sete di sapere dell'artista che, nel frattempo, aveva letto il mio libro "La Norma e la Scelta".

A conforto della sua opposizione teoretica all'informalismo artistico - i cui fondamenti egli fa risalire alla filosofia soggettivistica di Emanuele Kant - ne "La Norma e la Scelta" Donizetti aveva trovato notizia dell'esperimento condotto dal grande Moruzzi su un animale al quale, fin dalla nascita, era stata apposta su un solo occhio una lente che ruotava di 180 gradi la visione della realtà. Il risultato era stato la formazione della corteccia visiva capovolta rispetto alla controlaterale.

Questo esperimento dette a Donizetti la possibilità di perfezionare la sua critica al soggettivismo kantiano delle categorie a priori che già aveva sviluppato in sue pubblicazioni (Perché figurativo, Razionalità della Fede e della Bellezza, Lettera a Parmenide). Pubblica così un nuovo saggio - Lettera a Platone - nel quale propone quella che ritiene una necessaria alternativa al fondamento del giudizio estetico kantiano.

Il libro che ora riproduce tutto intero il ciclo dei "Vizi capitali" può essere quindi letto come sintesi dell'arte e del pensiero di Mario Donizetti, della sua visione del mondo e dell'animo umano. I serrati dialoghi in forma teatrale, che egli ha scritto collegando un vizio all'altro, sono ulteriore scandaglio nelle complesse contraddizioni e aspirazione di ogni uomo.

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