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Antonella Lucarella Masetti La vita è là, dietro il velo Flavio Caroli
 

L'arte di Antonella Masetti Lucarella (perché di una vera artista si tratta: ed è scoperta né gratuita né frequente) a me pare che consista essenzialmente in questo: nel captare quello strato basico, sordo, taciturno, delle cose che si identifica, ab origine, col Nulla, e nel registrarne poi le intermittenti pulsazioni sulla scala dell'Essere, fino a sottili, improvvisi, frenetici ticchettii che avvicinano, inducono, introducono al climax, cioè a un Essere saltuariamente pieno e totale, ancorché perso nel mare glauco e torpido del Nulla; dal quale faticosamente, molto faticosamente, e forse disperatamente, si divincola. Ciò fa, Antonella Masetti Lucarella, con una stesura pittorica densa e matura, forte (nel senso della tensione, diciamo pure della "qualità" che sostiene ogni singolo centimetro dell'immagine), addirittura feroce. Schiele, Kitaj, Hockney, che importa… questo è il bagaglio inevitabile di chi sappia ancora figurare, oggi.

E ciò fa, Antonella Masetti Lucarella, con una sottigliezza che non deve assolutamente essere scambiata per garbo e "buona educazione" dell'immagine. Al contrario. Qui si tratta di realismo. Di spirito di realtà, o di verità (per capire questi quadri bisogna infatti captare i brividi con cui la realtà si traduce, e si fissa, in verità), nel descrivere i gemiti, remoti gemiti, che tradiscono una zampa di gatto appoggiata nel buio, e poi i primi scricchiolii nel silenzio, e infine i lampi dal nulla, cioè la vita.

La vita è là, dietro il velo. Le sue poche leggi sono là, dietro il velo. Si può illudersi di escamotare l'una e le altre, naturalmente. è ciò che facciamo quasi tutti e quasi sempre: pagando. Perché la distanza dal velo, e tanto più dalla vita, è assai simile alla famosa porta dell'Angelo Sterminatore di Buñuel. Non può essere varcata. Quasi mai. Non mai. Infatti, quando qualcuno si è messo nella terra di nessuno, noi lo percepiamo. Sappiamo che è solo, che lo sguardo sulla verità è infinitamente attraente, ma altrettanto difficile da sostenere. Sappiamo che ciò accade forse soltanto in quella singolare esperienza misterica che l'uomo ha denominato arte. Nella fattispecie, qui, ed ora, sappiamo che Antonella Masetti Lucarella è nel pelago. Che Dio, qualche Dio, gliela mandi buona. Ma noi, per un'ora, per un minuto, la seguiremo. L'invito, infatti, è tutto qui. Per un'ora, per un minuto, non potremo ammettere di esserci nascosti la verità.

Verità che si annuncia flautatamente, dicevamo, abbigliata con eleganza e in modo tale da lasciare la schiena nuda, una figura bordata da un segno fermo, ancorché tremulo (cioè sensibile alla luce), come tracciato dal bisturi di un chirurgo; il nero dei lunghi guanti rintocca sulla pelle scintillante; lo chignon è avvalorato da un lampo di fiori rosa-mauve; e fuori, fuori c'è il guazzo fluidificato del mondo, la pelle liquefatta del Nulla. Il velo è vicino; vediamo di là. Il mondo è fermo, placido, e ad Antonella Masetti Lucarella non interessa, ovviamente, nulla della cosiddetta eleganza. A lei interessa la Seduzione, perché una cosa sia bella, perché sia bello il distanziato volo delle scapole, perché il collo sia bello così, così lungo, così disegnato, così ineffabilmente aperto al passo metodico della luce. A lei interessa, ecco, la magia del piccolo fiume nero che corre lungo la spina dorsale. Nella luce, appunto; negli infiniti miracoli di luce che si producono quando le cellule dell'atmosfera si impastano, si meticciano, con quelle dell'epidermide, internandosi in esse.

Poi è un volto: il grande mistero. Il volto di nessuno in particolare, probabilmente, che tanto squarcia il velo e permette di vedere la realtà, da far sì che la realtà, con quegli occhi, ci guardi a sua volta. Guardiamo la verità, essendone guardati. Volto rinascimentale ma moderno. Quest'uomo è fatto di miracoli di chiaroscuro, nella sua plastica e nel suo cuore, attrae ma è attratto, si lascia studiare e ci studia con qualche sospetto, ha dentro la malinconia dell'Essere, ma è nell'Essere. Vive. Come dicono gli occhi fermi e perduti. Perché gli occhi sono "finestra dell'anima". Ed io non voglio parlare di me: ma se si sfoglierà il mio libro intitolato Storia della Fisiognomica, e si vedranno gli appunti di cinque secoli di genialità, e si ammireranno in particolare le pagine di occhi di Charles Le Brun, si capirà perché la pittura si accanisce con eccezionale perfidia e disperazione intorno a quello strumento privilegiato di percezione del mondo.

Poi, l'Essere, il climax dell'Essere, come un ragno che striscia verso il centro della tela e del problema, esplode, silenziosamente esplode (come per la reazione a catena di mille segregate bombe all'idrogeno) nell'eros. Castissimo, ovviamente. Selezionato: e non c'era da dubitarne. Ma lancinante. Eros, semplicemente, di un corpo femminile; di cui solo una donna può captare i più terribili richiami.

Chi può dire perché il richiamo, cioè il desiderio, è annidato in un capezzolo che sporge appena da un braccio che lo sovrasta e appena lo preme, sporge come se proprio non ce la facesse a negarsi al bacio della luce? Chi può dire perché il richiamo funzioni così, e solo così? Può essere decuplicato, il richiamo, da un piccolo ma supremo ciuffo di peli neri che fuoriescono da un'ascella (tutto fuoriesce: perché nulla può essere imprigionato); fuoriescono con anarchia. E il climax del richiamo si invererà nell'attimo in cui lo sguardo, risalito con trepidazione oltre una spalla, la bocca e il naso, incontrerà gli occhi: cioè l'anima. Occhi di sfida. Occhi di ricezione. Occhi di possesso e di avidità. Occhi di natura: la natura che ha le sue leggi per la continuità della specie. Non potrà dirlo nessuno perché il desiderio funzioni così e solo così, come nessuno potrà dire perché esistono le stelle. Quella è la faccia della verità, oltre il velo. Quella è la verità che Antonella Masetti Lucarella ha scoperto e rivela.

Nessuno potrà dire perché in un Nudo che dorme, la magia si concentra in un punto, uno solo, che è il punto prospettico del nostro occhio e di tutto il resto: la fossetta, la trascurabile fossetta (poveri i poveri di spirito !), che si crea lì, all'attacco fra la coscia e la natica.

Nessuno potrà dire perché il furibondo eros di un Nudo in piedi, stavolta senza testa, cioè senz'anima (e come tutti capiscono questa è proprio la scommessa suprema: la scoperta dell'eros meccanico, cioè dell'eros scientifico, cioè della verità del dettaglio come scienza del dettaglio); nessuno potrà capire perché quell'eros immediato e travolgente sia sostanziato di quattro componenti che, come in una miscela esplosiva, non reagirebbero senza un quinto componente. I quattro componenti sono: statuarietà della carne, inverata soprattutto dalle cosce-chele, che celano e stritoleranno; le ascelle rigogliose di peli scriminati; i capezzoli larghi, su seni minimi, in contrasto con la potenza delle cosce; il triangolo pubico pettinatissimo. Il quinto, decisivo componente è ovviamente dato dalle calze bordeaux. Non rosse. Non nere. Bordeaux. Riservate e dense, a contrappunto di tanta, spasmodica, promessa lussuria.

In verità, nessuno può dire quasi nulla, perché nessuno capisce quasi nulla. Per capire, bisogna mettersi in viaggio, nella terra di nessuno. Siamo grati ad Antonella Masetti Lucarella di averlo fatto anche per noi.

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