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Patrizia Masserini
dal quotidiano "L'Adige"
Giovanna Nicoletti (L'Adige, Trento - 31 luglio 1994)

... Segno e colore traducono i corpi sofferenti e ripiegati su se stessi. Descritti in continuo svolgere, il desiderio di uscire dalla superficie e di appartenere ad un universo privato dalla sofferenza. Lo sfondo monocromo è a volte intervallato da inquadrature, forse fermato per assorbire allusioni ad aperture, a soglie misteriose. Il tempo sembra essersi fermato per assorbire l'esperienza umana, la creazione, la morte.

La luce descritta attraverso un uso capace del pigmento racconta di una realtà che non può essere solo quella naturale. È una luce che crea, che rivela, che esprime una presenza fisica fotografica e surreale allo stesso istante.

Il soggetto resta solo nello spazio ambientale, solo e dolorante a mostrare la propria nudità e la propria debolezza come l'albero umiliato per il tronco diviso. La materia, insegue il senso della plasticità per la forza vigorosa del colore che realizza i volumi attraverso differenti tonalità.

Le strisce di colore frammentano la struttura dell'oggetto simili a lamine metalliche che impediscono il difendersi e il liberarsi della forma. Intanto il tempo procede trascinando con sé, come in una buia penombra, la solidità della conoscenza: "Non ha casa la speranza sulla terra non ha più rami il mio corpo - la follia fermenta nella carne - almeno tu Dio non rompere l'amicizia". Con queste parole il poeta D. M. Turoldo lascia un messaggio all'uomo, perché dopo le fatiche dell'arte non resti che il silenzio.

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